Rock riders

Come la fine dell’estate, quando la luce dei giorni trascorsi è coperta da un velo di malinconica tristezza. È così che mi sento stamattina. Un buco sordo ovatta i pensieri, con echi di sgasate violente e risate felici.
Rock Riders è stata una grandissima avventura rock on the road, firmata Virgin Radio e Yamaha. Leggo del concorso, invio un selfie fatto “a babbio” sulla Palermo-Sciacca. Mi chiamano, mi dicono che ho vinto, mi dicono di partire; accetto senza capirci quasi niente. L’adrenalina è alle stelle e nella frenesia di partire io e Laura prenotiamo un volo di andata per Milano che passa da Zurigo. Il caffè ci costa 5 euro in un silenzio angoscioso che in Sicilia non trovi neanche ai cimiteri. Ci sentiamo fuori luogo e più disadattate che mai. Arriviamo a Milano sentendoci a casa, chi l’avrebbe mai detto.
L’appuntamento è presso la sede di Virgin Radio. Qui ci riempiono di gadgets, spiegandoci i dettagli del programma. Poi Simona ci scorta nei meandri del mondo radiofonico, mostrandoci una realtà che di solito non vedi, ma senti. Ora invece vediamo le postazioni dei dj e scopriamo che dietro le voci delle radio ci sono palazzi e dentro i palazzi le vetrate, i corridoi e le stanze con microfoni e pc che lanciano segnali luminosi. Scopriamo che la voce non è solo voce, ma dietro il suono c’è un mondo vibrante di luoghi e colori. Dopo il tour in radio andiamo a fare aperitivo. Ridiamo come se ci conoscessimo da sempre ed invece sappiamo a stento i nomi. Stiamo gia’ bene prima della vodka-lemon e lì capisco che è un gruppo pazzesco. Quando prima dell’alcool stai già ridendo stai certo che andrà bene.

Io e Laura passiamo la serata ai navigli, beviamo e mangiamo un po’ troppo. Milano si lascia vivere; ci sono connubi di etnie diverse e abbinamenti strani. In questo mi ricorda un po’ Palermo, che mischia sacro e profano insieme. A Milano tutto sembra avvolto da più fascino. Sara’ il clima mite, il foulard leggero intorno al collo, la camicia sbottonata, ma stasera Milano è una donna che ti ammalia indossando quello che ti piace. Ed io le dico di sì.

Il mattino seguente partiamo. Prima di andare sento il battito a mille e l’ansia bucarmi le vene. La moto è potente, il viaggio lungo, l’attesa insopportabile. Fumo troppe sigarette…poi l’accendo. Il primo colpo di gas mi scuote pure l’anima. Inizio a sentirla, la tratto con dolcezza, placando suoi ruggiti. La accarezzo, verrà il tuo momento penso. Un’Harley bianca ci indica il cammino e la jeep di Virgin Radio chiude il gruppo. Noi ci godiamo il viaggio su questi meravigliosi mostri a due ruote. Sulla cisa l’aria muta d’impatto ed inizio a sentire freddo. Il freddo in Sicilia lo senti addosso, ma lo tolleri bene. Qui invece punge violento, si attacca alle ossa. Mi entra dentro nonostante il giubbotto, ma questo brivido gelato mi piace. La moto è moto perché senti tutto, perché diventi parte di ciò che vedi, senza filtri tra te ed il mondo. Entri nelle curve e nel paesaggio cogliendo ogni odore, temperatura, vento, pioggia, sole. Prendi tutto e sei felice lo stesso. Il verde della Toscana mi meraviglia gli occhi, ci sono fiumi sconosciuti, boschi folti, colline immense. Del giallo dei campi di grano qui neanche l’ombra. L’arrivo in Versilia è solo una conferma. Lì e’ tutto come sempre, eternamente bello. La sera siamo 60.000 al concerto dei Rolling Stones; numeri che ti fanno capire che sei dentro la storia. Il Rock quando c’è lo senti. E quella sera era ovunque, in ogni nota, in ogni gesto, in ogni assolo.

Al ritorno becchiamo la pioggia e ci perdiamo. Sbagliamo uscita, sbagliamo strada, sbagliamo paese, sbagliamo tutto. Inizia a piovere e siamo senza protezioni. Guido con l’ansia nel corpo e la voglia di amaro in gola. Quando arriviamo nella hall troviamo Simona e tutti gli altri che ci aspettano. Manca Nicola, si è perso pure lui. Torna fradicio di pioggia e si siede insieme a noi. È tardi, è notte, fuori la versilia fa festa, ma noi abbiamo fame di dettagli di strada e pioggia. Ci raccontiamo l’avventura del perdersi e ritrovarsi, l’angoscia di sbagliare strada, di beccare la pioggia, del cielo che da amico diventa minaccioso, dei lampi di ansia, dei tuoni di paura, di quando ti perdi e non sai che fare, di quando ti ritrovi e hai solo voglia di bere e parlare. Buttiamo giù strada e alcool, eccitati da eventi che non potremo piu’ dimenticare. La notte scende leggera ma la strada mi scorre ancora tra i pensieri.

L’indomani mi sveglio che ho solo voglia di guidare, guardo la chiave della moto sul comodino e sorrido. A colazione mischio di tutto, dolce e salato insieme. Siamo carichi di carboidrati quanto basta per arrivare a Milano. Il cielo è cupo, la pioggia scende leggera, ma non fa piu’ paura. Ora siamo riparati da strati di maglioni e k-way e il freddo non riesce a passare. Il ritorno è a ritmo di gas. Ci divertiamo superandoci a vicenda, salutandoci con lo sguardo, con accorci per stirate improvvise e violente. Vogliamo sentire tutta la potenza del motore che ci accompagna, sorpassando macchine, cambiando corsie, tagliando curve un po’ troppo velocemente. La moto è buona e risponde asattamente ad ogni impulso. Ti da’ quello che vuoi, non capita spesso nella vita.

L’arrivo a Milano è baciato dal sole tenue del primo pomeriggio. Le ultime foto tradiscono l’amarezza di qualcosa che sta per finire, spegnere la moto e consegnare la chiave è davvero dura. Milano continua ad inondarci di suoni, ma percepiamo solo rombi di motori e frequenze di Virgin Radio. La sera scende sulla città velata di malinconia. Non si scrolla di dosso neanche dopo la doccia.

Torno a sorridere in Sicilia, riaccendendo il mio bicilindrico con cui azzanno le strade di Palermo ogni mattina. Torno a sorridere leggendo i messaggi, vedendo le foto, ricordando i momenti.

Radio e moto sono suono e quando il suono diventa passione ti si plasma addosso e non si stacca più. Come questo viaggio, che non potremmo mai più dimenticare.

Grazie di vero cuore. Anna.

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