Il suono di Roma

Sono tre mesi e mezzo che vivo a Milano. Tre mesi che vedo palazzi immensi su un cielo che non si capisce perché sia sempre così incazzato. Tre mesi di grigio, e se c’è il sole si va al lago, altro che mare. Tre mesi con una temperatura diversa, con l’umidità che ti si attacca addosso senza pudore. Tre mesi per capire che lungo il naviglio hanno costruito una vita artificiosa che alla lunga finisce per sembrarti normale. Ed il buon umore del sole che scalda mesi di inverno riesce ad affascinare anche le strade strette e le piazze senza mare.

L’ultimo week end prima della scadenza del contratto c’è il pride a Roma, accetto l’ invito di una mia cara amica e decido di andare. Mi alzo prima dell’ orario in cui la mattina mi sveglio per andare al lavoro, mi faccio 3 ore di bus e alle 10 sono a Firenze. Tempo di perdere tempo e dopo un paio d’ ore, pieni di collane colorate e pennarelli con cui imbrattarci, partiamo per la capitale. Il viaggio è lunghissimo. C’è il sole, poi la pioggia,poi le nuvole; mi sembra di viaggiare da giorni. Ci fermiamo solo per mangiare; divoriamo carboidrati coscienti delle energie che sprecheremo. Roma arriva dopo ore di accelerate violente, sorpassi continui con il cuore in gola e piede fisso sull’ acceleratore. Arriviamo, parcheggiano all’ istante nello stupore generale e poco dopo siamo già al corteo che è un fiume infinito di gente e sfido chiunque a negare tutto questo. Negarlo sarebbe negare la vita stessa di 500.000 persone. Le dichiarazioni di uno contro l’ arcobaleno di balli, sorrisi, bambini, tamburi, musiche, colori, baci e amore a cui hanno dato vita 500.000 persone. C era tutta l’ Italia e oltre a Roma ieri. Abbiamo attraversato le vie della città spinti dalle musiche, dai balli, contro l’odio e contro chiunque si permetta di negare ciò che esiste da quando esiste la stessa umanità. Perché se c’è una cosa che va negata è solo l’odio e la violenza. L’amore è amore, da sempre e per sempre.

La sera si adagia lenta su un letto di splendore e meraviglia. Questo cielo rossastro cade tra bandiere arcobaleno che sventolano sul Vittoriano e sembra una piccola storia che si compie su una grande storia che riecheggia di eterno. Passeggiamo e ci meravigliamo di tanta bellezza, del cielo stellato, delle strade ampie, delle persone cosi felici, della temperatura così lieve. Perché in questo istante di vita, con addosso ancora corone di fiori arcobaleno, tutti sudati e con la stanchezza che sa di giusto, la vita sembra davvero bellissima ed i motivi per viverla ci sono tutti. Dopo mesi di grigiore sento di respirare. A Trastevere mangiamo in abbondanza, giriamo per le vie strapiene di gente, di bancarelle e artisti di strada.

Se c’ è un suono che può racchiudere il rumore che fa Roma stasera è quello delle note di un violino nelle mani di un’ artista di strada che irradia quel pizzico di magia che sospende il tempo cristallizzando i momenti

 

Torniamo che siamo mezzi morti, ci aspettano 250 kilometri. Penso che non ce la farò mai, penso che accostero’ in una piazzola e aspetterò l’alba. Invece il viaggio è veloce, l’autostrada scivola via e i chilometri scorrono via senza neanche sentirli. La mia amica mi parla e ricordiamo di tutto. Eventi assurdi che solo noi possiamo capire, solo noi che li abbiamo vissuti, solo noi che eravamo i protagonisti, solo noi che siamo ancora qui nonostante tanti anni, nonostante tanti eventi, che per fortuna il bene si trasforma e vince su tutto. Ridiamo fino alle lacrime, soffriamo un freddo anomalo in una stazione sperduta di non so quale regione per fare benzina e ripartiamo. Giungiamo a Firenze a notte inoltrata e finalmente dormiamo il sonno di una giornata vissuta, voluta e conquistata con l’orgoglio di aver impresso anche oggi un tassello bellissimo alla storia del nostro io.

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